Recensione del libro “Cadrò, sognando di volare”

Paola Strocchio, mamma di Niccolò Truppi – 2 liceo B

“Cadrò sognando di volare” è il titolo dell’ultimo capolavoro di Fabio Genovesi pubblicato da Mondadori: un romanzo intriso di dolcezza, di malinconia, di scelte coraggiose e al tempo stesso di allegria, risate e pedalate. Proprio come quelle che hanno fatto grande Marco Pantani, in quegli anni Novanta che oggi ci sembrano così lontani ma che Fabio, il protagonista, ci fa rivivere con un realismo che a volte lascia di stucco. Guai però a liquidarlo come un libro di sport. Perché se è pur vero che Genovesi da sempre è un grande appassionato di ciclismo, al punto tale da essere diventato commentatore ufficiale del Giro d’Italia, in “Cadrò sognando di volare” lo scrittore di Forte dei Marmi va oltre. Molto oltre. E racconta la storia di un ragazzo che studia giurisprudenza, ma che sogna di fare lo scrittore. 

A rompere le uova nel paniere dei suoi progetti, che in realtà prevedono una vacanza godereccia al mare con gli amici di sempre, arriva l’obbligo del servizio militare. Fabio sceglie però di fare l’obiettore di coscienza, e mentre i suoi amici partono per un’invidiatissima vacanza in Spagna, tra aperitivi e feste, lui viene spedito a fare l’educatore in una scuola gestita da frati francescani dove però gli studenti non ci sono più da qualche anno. 

Qui, seguendo a distanza (ma non sempre) le imprese del Pirata, Fabio incontra un ex missionario ottantenne decisamente fuori dagli schemi e apparentemente poco empatico. Grazie alla loro comune passione per il ciclismo, è proprio l’ex missionario a regalargli quel coraggio che tante volte a Fabio è venuto meno: quello di essere se stesso. E a chi non è mai mancato, del resto? Trecentododici pagine da leggere tutte d’un fiato, mentre ci si ritroverà immersi tra paesi sconosciuti sulle Alpi Apuane, con un titolo che al suo interno racchiude una citazione meravigliosa che naturalmente non vi sveliamo, ma che è un invito a volare sempre, facendo magari qualche ruzzolone, ma con il coraggio di guardarsi davvero dentro.

Recensione del libro “Cime tempestose”

Giulia Zace –  3 liceo B

“Cime tempestose” è un romanzo scaturito completamente dagli schemi della narrativa inglese; divenuto l’emblema di un amore tormentato, un amore che è passione totale, sfociando nell’odio e nel desiderio di vendetta.

Dopo aver passato una notte raccapricciante a Wuthering Heights, casa del protagonista Heatcliff, il Signor Lockwood decide di farsi raccontare l’intrigante, e allo stesso tempo spaventosa, storia del nostro personaggio dalla sua governante, Nelly, nonché narratrice del romanzo. Heatcliff era un orfano che, accolto in casa dal proprietario di “Cime tempestose”, si innamorò, ricambiato, della figlia minore Catherine. 

Questa passione non lascerà mai il cuore di questa donna, anche dopo il suo matrimonio col nemico dell’amato. Questo fatto accende nel protagonista la voglia di vendetta che comporta la distruzione, fisica e mentale, di qualsiasi persona circondi Catherine. Quest’ultima e Heatcliff sono due anime in tutto e per tutto diverse: lui è una figura dannata e orgogliosa; lei viziata e capricciosa. Il loro amore non può concretizzarsi a causa delle differenze sociali, le quali porteranno al loro odio con la stessa intensità del loro amore. Heatcliff, allora, deciderà di mettere in atto la sua vendetta con un ignobile provocazione: sposare la sorella del marito di Catherine. Questa porterà alla devastazione assoluta di lei, trascinandola alla morte. 

Come terminerà il romanzo? Cari lettori, vi lascio in sospeso con un piccolo indizio: “di qualsiasi cosa siano fatte le anime, la mia e la sua sono uguali”

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